Sulla vetta del Cerro Elettrico

Sabato 18 raggiungiamo la cima del Cerro Elettrico, importante montagna nelle esplorazioni Deagostiniane, così chiamata in onore di Guglielmo Marconi. Salita molto faticosa ma tempo, per questo giorno, eccezionale.

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Così è l’amore tra spit, piccozze e spedizioni

Parola a chi presto riabbraccerà gli alpinisti: Filapatagonia torna a casa

Articolo di ARIANNA PARISI
tratto da ECO RISVEGLIO, trisettimanale di informazione della provincia del VCO e alto novarese, di mercoledì 22 febbraio 2012

DOMODOSSOLA – «Asì es la Patagonia»: sta tutta qui la filosofia della spedizione ossolano-biellese che il 16 febbraio ha interrotto il tentativo di traversata integrale del Cordon Moreno. Senza le condizioni meteo non si va da nessuna parte. Lo sanno gli alpinisti Fabrizio Manoni, Paolo Stoppini, Enrico Rosso, che insieme al fotografo Roberto Bianchetti sono partiti da El Chalten sabato 11 con in testa gli obiettivi di Filapatagonia2012. Domenica i climber Stoppini e Manoni hanno tentato di centrare il secondo obiettivo: scalare il Cerro Fitz Roy per la via Franco-argentina. Rosso e il fotografo alpinista Roberto Bianchetti hanno provato il Cerro Elettrico e il Cerro Vespignani. Il ritorno a casa è previsto per oggi. A sentire Marisa e Michela, compagne di Fabrizio e Paolo, però, la casa che condividono  non è in nessun posto. E’ solo quella corda che unisce e che salva, all’occasione. Spiega Michela: «Abbiamo scelto di vivere in valle Antigorio così abbiamo le montagne a portata di mano. Avendo gli stessi
interessi condividiamo gran parte del nostro tempo, siamo sempre in movimento e, a dire il vero, ci annoiamo solo quando siamo costretti a stare a casa per la pioggia». Michela, che ha praticato sport a livello agonostico per 20 anni, è quel che c’è di più lontano dall’idea stereotipata di Penelope: «Io e Paolo ci siamo conosciuti quattro anni fa per merito della montagna e delle api: dal Lago d’Orta  andavo spesso in Ossola per arrampicare o fare scialpinismo o semplicemente per una passeggiata col mio cane. Il Devero, dove Paolo lavora in diga a Codelago, è sempre stata una delle mie mete preferite. Ogni  volta passavo a salutare i guardiani e portavo loro un po’ di miele delle mie api».

Marisa, 37 anni, moglie di Fabrizio, condivide con lui valori e ideali «non la montagna, però. Tutte le volte che decide di partire nasce in me una legittima preoccupazione, ma so che fa quel che gli piace e sono contenta. Voglio che insegua i suoi sogni e anche se tante persone non capiscono perché lui abbia una passione così pericolosa, a noi non importa, ci scivola addosso. E anche questo ci unisce, sempre  di più». Quello tra Marisa è Fabrizio è un legame lungo 12 anni. Ma cos’hanno gli alpinisti – uomini e donne – di diverso dagli altri? «Un alpinista è speciale. Per lo meno lui è così – spiega Marisa -. Ha una spiccata sensibilità per la natura e per la vita. Io sono fiera della sua passione, fa parte di lui ed anche per questo mi piace». Michela e Paolo inseguono la voglia di montagna: «Non so se siamo speciali; so che a ottobre ci siamo sposati e in viaggio di nozze siamo andati in Sardegna a scalare. So che non ci servono portafortuna per le nostre avventure, perché ci basta la nostra intesa. La lontananza, il non poter comunicare quando è via per una spedizione, rafforza il nostro rapporto». E se Fabrizio e Paolo dovessero tornare senza portare a casa il risultato? Marisa: «Noi siamo pronti  anche alle sconfitte. Come si dice: fa parte del gioco». Michela: «Se Paolo tornerà senza aver realizzato l’obiettivo alpinistico per cui era partito coi suoi compagni, avrà facilmente di cui distrarsi pensando e concretizzando i nostri progetti. Nel frattempo avrà colmato, anche se per poco, il suo bisogno di esplorazione in attesa della prossima spedizione». Impossibile darle torto: quanto monotona sarebbe la faccia della terra senza le montagne, scriveva Immanuel Kant.

“Asì es la Patagonia!”

Chalten.  Dopo due settimane di tempo brutto, caratterizzato da venti forti, pioggia, cielo nuvoloso e  temperature basse, abbiamo dovuto interrompere il tentativo al Cordon Mariano Moreno nello Hielo  Continental Patagonico.  Partiti da El Chalten sabato 11 con tempo incerto e vento forte, dopo aver aspettato una settimana  che le condizioni meteorologiche migliorassero, abbiamo risalito la valle del Rio Tunel fino alla Laguna Toro. Il giorno seguente, sempre con vento forte e pioggia a tratti, abbiamo varcato il Paso del Viento portandoci così fino al bordo del Ghiacciaio Viedma, sullo “ Hielo Continental”.  Il Cordon Moreno, il nostro obiettivo, distava da questo punto 15 km, ma non si vedeva, nascosto  com’era da imponenti formazioni nuvolose.
Per due giorni abbiamo atteso un miglioramento, soprattutto un calo del vento. Al bivacco le nostre  tende hanno resistito alle forti raffiche di vento, nonostante alla scarsità di ripari naturali.  Intanto la pressione atmosferica era in calo costante e nevicava. Il nostro obiettivo, il Cordon  Moreno e una gran parte del Ghiacciaio Continentale non erano mai usciti dalle nuvole.  Ci siamo ritirati sotto l’ennesima nevicata, raggiungendo El Chalten provati e doloranti dallo  spostamento di 60 km con zaini di 25 kg.
Ora, dopo due giorni per riposare e riorganizzarci, avremo a disposizione 3 giorni circa di tempo  discreto.  Fabrizio Manoni e Paolo Stoppini tenteranno il Cerro Fitz Roy per la via Franco-Argentina. Enrico  Rosso, che ha già salito il Fitz Roy per quella via, e il fotografo alpinista Roberto Bianchetti  tenteranno di salire il Cerro Elettrico e il Cerro Vespignani. Entrambe le due montagne sono ideali  per riprendere l’imponente scenario delle catene interne del Ghiacciaio Continentale della  Patagonia.
Ironia della sorte, un drastico migliramento delle condizioni meteorologiche è previsto per martedì prossimo, giorno nel quale avverrà il rientro della spedizione.

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